Il Napoli era atteso da una prova di maturità nella doppia trasferta in casa di Inter e Lazio. Se a San Siro la sconfitta era stata immeritata, contro una Lazio in un periodo di flessione e appannamento bisognava giocare con grande furore agonistico proprio per cancellare l’ingiusto ko alla Scala. Invece, è sceso in campo un Napoli indecente e indecoroso che, come al solito, dopo una buona partita compie tre passi indietro, siccome sta diventando una costante, si può facilmente ritenere che questa squadra avrà molte difficoltà a ritagliarsi un posto tra le prime quattro. Qualora non dovesse ritornare in Champions, sarebbe un clamoroso fallimento alla luce di un organico denso di giocatori di qualità e con alternative all’altezza dei titolari. Non ci si può appellare alle (pur pesanti) assenze di Osimhen, Mertens e Insigne, anche Simone Inzaghi doveva fare i conti con defezioni di giocatori importantissimi come Acerbi, Leiva e Correa. 

Tre tasselli fondamentali per reparto, quindi, la vera squadra rimaneggiata era la Lazio, non il Napoli. Davvero sconfortante la prestazione fornita dai partenopei in terra capitolina, il gol di Immobile dopo dieci minuti è stata la fotocopia di quello con cui Ibrahimovic portò il Milan in vantaggio nell’infausta gara di Fuorigrotta. Possibile che non si impari mai dagli errori commessi? Lo svantaggio non ha minimamente scosso un Napoli spuntato, depotenziato e impotente, non che la Lazio abbia fatto chissà cosa, era semplicemente un gioco da ragazzi sbarazzarsi di una squadra spaesata, sfilacciata e deconcentrata. Quattro sconfitte sul campo sono pesantissime, qualche buontempone addirittura sosteneva che il Napoli potesse lottare per lo scudetto, facendo capire di essere completamente scollegato dalla realtà. La squadra di Gattuso difficilmente arriverà tra le prime quattro: non c’è gioco, non c’è equilibrio, come ci può essere questa preoccupante alternanza di prestazioni nel giro di pochi giorni? 

Quando succedeva al neopromosso Napoli di Reja lo si poteva anche accettare senza contrariarsi più di tanto, ma una volta raggiunti determinati livelli, questa incostanza procura malumori e frustrazioni. Una delusione questo Napoli, non c’è nulla che possa indorare la pillola, la squadra, oltre ad essere immatura, è priva di carattere e di quel veleno tanto invocato dal suo allenatore. Non è tempo di processi? Invece lo è, perché non si possono accettare prestazioni di questo tipo ed è giusto che chi di dovere accetti in silenzio le critiche e si assuma le proprie responsabilità. I tifosi non meritano di assistere ad uno scempio simile, bisognerebbe chiedergli scusa, in un campionato così livellato bastano due sconfitte per gettare tutto alle ortiche. Vada per quella di Milano dove si è gettato il cuore oltre l’ostacolo, ma soccombere in quel modo in casa di una Lazio in difficoltà fa infuriare e non poco. 

Anche dopo la vittoria casalinga contro la Sampdoria, ci si chiedeva quale fosse il vero Napoli: quello scialbo e irritante del primo tempo o quello capace di ribaltare lo svantaggio nella ripresa? Se contro la Samp è bastato un buon secondo tempo per rimediare ad un pessimo approccio di gara, contro avversarie più quotate si finisce col pagare dazio. Ed ecco che arrivano le sconfitte in due partite che si sapeva sarebbero state indicative sulla piega che poteva assumere la stagione. A questo punto, bisogna ammettere che questo Napoli ha dei difetti endemici che ci si era illusi fossero stati sradicati, invece, emergono negli appuntamenti più importanti, allora è il caso di ridimensionarsi. Chi pensava di vedere all’Olimpico un Napoli con il sangue agli occhi e con la bava alla bocca dopo la sconfitta di Milano, sarà rimasto sconcertato e inebetito guardando quella passività, quell’indolenza, quella superficialità tipiche di una squadra senza obiettivi. Inaccettabile a certi livelli, ma forse questo Napoli a certi livelli non può più starci…

Sezione: Editoriale / Data: Lun 21 dicembre 2020 alle 14:21
Autore: Maurizio Longhi
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