I Lupi sbancano il Druso di Bolzano e portano a casa tre punti di platino. La compagine di Biancolino ha saputo interpretare come meglio non avrebbe potuto fare un match molto delicato, non solo per la valenza della posta in palio, ma anche e sopratutto per quanto esso poteva significare per il prossimo futuro dei Lupi. Inutile nascondersi dietro un dito, gli Irpini erano saliti in Alto Adige con il morale a terra, per un trend che li vedeva con il capo chino, in ragione dei miseri sei punti ottenuti nelle ultime otto gare.

Contro i ragazzi di Castori (tecnico tra i più esperti della categoria) l'Avellino ha saputo vestirsi di umiltà e generosità, pensando essenzialmente a disputare un match di combattimento, senza fronzoli ed alchimie tattiche. Biancolino ha capito che questo tipo di partite si debbono giocare pensando prioritariamente alla fase di non possesso. Il Pitone ha proposto un undici maggiormente votato alla copertura della propria metà campo, con una difesa a cinque (Cancellotti difensore aggiunto a sinistra), ed ha rinunciato ad Insigne (trequartista puro, che però non assicura tanta produttività nella fase passiva), preferendo inserire dal primo minuto Palumbo, che ha ripagato il suo tecnico con una prova gagliarda e di classe al contempo.

Un Avellino corto e compatto, con Sounas in mediana a supporto di Palmiero, ha cominciato con il piglio giusto: ha rintuzzato le sgroppate sulla propria trequarti portate dagli Altoatesini, senza però disdegnare qualche fulminea ripartenza. E da una di queste, dopo dieci minuti di gioco, i Lupi sono pervenuti al vantaggio: passaggio filtrante dalla trequarti destra di Palumbo per Biasci, con il tiro vincente dell'attaccante ex Catanzaro.

Il vantaggio ha galvanizzato i ragazzi di Biancolino, da quel momento hanno messo in campo una generosità ed una grande capacità di soffrire. L'undici biancoverde si è piazzato compatto dietro la linea della palla, stringendosi a protezione della propria difesa. La partecipazione ed il sacrificio anche degli attaccanti nel non possesso, ha reso gli ultimi sedici metri davanti a Daffara una trincea difficilmente superabile dagli Altoatesini, che, pur premendo costantemente sulle fasce, non sono quasi mai riusciti a portare insidie serie alla porta avellinese.

Nella ripresa, il canovaccio tattico è rimasto praticamente immutato: il SudTirol a spingere in avanti e l'Avellino a difendersi con le unghie e con i denti. Laddove non ci sono arrivati i difensori biancoverdi, ci ha pensato il giovane portiere Daffara, autore di almeno un paio di interventi miracolosi, che hanno consentito ai Lupi di non prendere gol. Costante ed incessante è stata l'offensiva, specie sulle fasce, da parte dei padroni di casa, ma il non possesso dei Lupi questa volta è stato davvero irreprensibile, con Simic che ha letteralmente giganteggiato nella propria area di rigore, e con Sounas e Palumbo davvero monumentali nei recuperi davanti alla difesa, con una serie infinita di seconde palle catturate.

L'Avellino ha saputo soffrire ed ha retto alla grande anche dinanzi al forcing finale degli AltoAtesini. Al triplice fischio di Rapuano,  c'è stata l'esplosione di gioia dei tantissimi tifosi biancoverdi giunti al Druso da ogni parte, soprattutto dal Nord Italia. Questa vittoria è stata anche la palmare dimostrazione che l'Avellino si è ormai definitivamente calata in maniera adeguata nella realtà della serie B, che è fatta di fame, di cuore, di generosità ed umiltà.

Tutti ingredienti magicamente ritrovati dai Lupi in questo pomeriggio sudtirolese. Ora il cammino della compagine irpina può proseguire con maggiore tranquillità.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 29 novembre 2025 alle 19:10
Autore: Rino Scioscia
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