Serataccia per i Lupi al Partenio-Lombardi, sconfitti meritatamente da un Frosinone che si è dimostrato nettamente superiore alla compagine irpina. La squadra di Alvini ha dato una severa lezione di gioco agli uomini di Biancolino. I Ciociari hanno fatto vedere sul campo le ragioni tecniche alla base della loro lusinghiera posizione in classifica. Guarda caso, così come fece la capolista Venezia quando venne a giocare ad Avellino, anche il Frosinone ha  dato un evidente saggio della propria forza, dimostrando di meritare in pieno l'attuale secondo posto, giusto dietro ai Lagunari.

E' stato un match a senso unico, con gli ospiti, che, impossessatisi della zona nevralgica del campo, hanno comandato in lungo ed in largo, dando poco spazio alle velleità di un Avellino inconsistente, impacciato ed arruffone. I ragazzi di Alvini hanno espresso un gioco fatto di verticalizzazioni ma anche di cambi di fronte offensivo con grande naturalezza ed efficacia, senza essere mai impensieriti, nelle loro trame di gioco dai ragazzi di Biancolino. Il tecnico dei Lupi ha palesato lacune tattiche imbarazzanti, presentando un assetto assolutamente improponibile, non in grado di contrastare l'incedere soprattutto sulle fasce di Ghdjemis e Kvernadze, che hanno fatto ammattire i difensori biancoverdi.

L'allenatore dell'Avellino, che non aveva voluto derogare dal suo 3-5-2,  aveva scelto di opporre agli uomini di Alvini uno Sgarbi versione quinto a destra, con Cancellotti a sinistra. Sul lato dell'ex Pescara, ultimo arrivato in casa Avellino, imperversava il citato Kvernadze che ha fatto il bello ed il cattivo tempo, in maniera assolutamente incontrastata. E così, dopo soli 26' di gioco, grazie alle reti del citato esterno sinistro frusinate (al 16') e di Calò dieci minuti dopo, i Ciociari avevano già messo in ghiaccio il risultato.

Andati al riposo con il doppio vantaggio, i Frusinati sono tornati in campo ancora più spavaldi e forti di prima, ed hanno continuato ad imperversare nella trequarti avellinese, come se il risultato fosse ancora in bilico. E cosi dopo un'ora di gioco il giovane Cichella ha servito il tris, facendo calare un velo di amarezza sui tifosi biancoverdi. Tardivo e del tutto inutile il gol della bandiera da parte di Enrici, forse l'unico che si è salvato dal disastro generale in casa Avellino.

Al netto di una ridondante superiorità tecnico-tattica dei Ciociari, la prestazione disastrosa della compagine irpina ha un nome ed un cognome: Raffaele Biancolino. L'allenatore dei Lupi, privo dei due esterni titolari (Missori, squalificato e Sala indisponibile) si è ostinato a confermare il suo 3-5-2, adattando sugli esterni, come detto, due quinti improvvisati come Sgarbi e Cancellotti, che sono stati letteralmente mandati allo sbaraglio dal loro tecnico. Il Pitone ha peccato, come gli succede spesso, ultimamente, di presunzione e superficialità, proponendo un difensore centrale ed un attaccante esterno in ruoli che non possono essere loro congeniali, ma ha anche insistito con perniciosa pervicacia con un improponibile Tutino al centro del fronte offensivo, rendendo del tutto innocua per gli avversari la prima linea biancoverde, che non ha per niente impensierito l'arcigna difesa ciociara.

E' stata una lezione severa quella inferta da Alvini all'apprendista allenatore Biancolino, che ha mostrato e dimostrato di avere ancora tanto da imparare per diventare allenatore vero nella seconda categoria del calcio italiano.

Sezione: Editoriale / Data: Gio 12 febbraio 2026 alle 00:34
Autore: Rino Scioscia
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