Gioie e dolori, come sempre. Dolci endecasillabi che si alternano con stonature fastidiose. La copertina dell'ultima domenica di campionato mette in bella mostra i volti di Luigi Silvestri e Matteo Campani. Il primo, autore di un eurogol - rocambolesco ma pur sempre gustoso - che ha abbattuto il suo ex Palermo. Il secondo, protagonista di un altro errore abbastanza grossolano che ha condannato la Paganese alla sconfitta nel derby del Simonetta Lamberti con la Cavese. Ma c'è di più: mai finora il centrale palermitano aveva fatto meglio in C, essendosi fermato a due centri nella stagione 2018-19 con la maglia della Vibonese. Con i calabresi ne aveva griffati 5, ma in D, l'anno della promozione. Adesso, con l'Avellino, è a quota tre. Ci sta prendendo gusto Silvestri negli ultimi anni, dopo essere stato per troppo tempo allergico al gol. E se qualcuno festeggia, qualcun altro deve raccogliere i cocci dei propri peccati. La disattenzione con la Cavese costa definitivamente il posto a Campani, ormai rimpiazzato da Baiocco, arrivato ieri in città per contribuire alla risalita azzurrostellata. Ora va così, al ragazzo il compito di non abbattersi e di continuare a lavorare per crescere e migliorarsi, sempre. A 20 anni la strada è ancora lunga.
L'Avellino, in serie positiva da sette turni e in perfetta media inglese, "vede" il Bari, l'ultimo a batterlo in campionato. I Lupi non saranno sempre belli da vedere e spesso stimolano gli istinti critici dei loro tifosi più impazienti, ma riescono ad eseguire quello che è il Braglia pensiero, dimostrando di farsi contaminare da un certo tipo di mentalità che li porta ad essere cinici e pragmatici. Il bello inizia proprio ora. Sperando che si apra un new deal anche per Maniero che, se fisicamente integro e con la fiducia incondizionata di staff e compagni, può essere davvero un valore aggiunto. Anche noi - ci sia concesso - siamo convinti che al momento giusto saprà prendersi le proprie rivincite, da professionista serio qual è e ragazzo di una educazione profonda.
La Casertana cade sotto i colpi della Ternana ma non fa drammi. Come è giusto che sia. Cosa si potrebbe rimproverare a un gruppo la cui disavventura passata in quella maledetta domenica con la Viterbese, ha finito per cementarne carattere e voglia di rivalsa? Da quel 20 dicembre, i falchi hanno accumulato quattro vittorie e due sconfitte, di cui l'ultima al Liberati, dove non si poteva di certo prevedere una passeggiata di salute. Peraltro la squadra di Guidi ha tenuto il campo con ordine e autorevolezza per almeno 25 minuti. Poi si sa che la Ternana è capace di passare da un momento all'altro da stati sonnacchiosi all'esaltazione più bruciante. Con gli attaccanti che ha - favoriti dalla forza di un collettivo straripante - può farlo: basta una accelerata, un'invenzione, un intuito. E da lì è cominciata un'altra partita. Tuttavia fa bene Guidi a rimarcare che anche nei momenti di tempesta non si deve mai sbracare. Per quanto un avversario possa decidere di fermarsi e non infierire, la brutta figura poi resta (anche se in questo caso la Casertana è uscita dal campo con l'onore delle armi). Insomma, c'è tanto di buono e utile da cui ripartire. E i tifosi, con grande senso di maturità, lo hanno capito, non mancando di trasmettere anche nel post partita messaggi positivi e ricordando la bontà dell'amicizia storica che li lega ai colleghi ternani. Poi c'è qualcosa che è sempre più importante del calcio ed è in questo caso rappresentata dalla battaglia dei lavoratori della Treofan di Terni che, dopo aver portato la loro protesta anche lunedì sera in diretta tv, hanno occupato a tempo indeterminato lo stabilimento. Un grande in bocca al lupo, col sostegno anche della nostra redazione.
Davvero bella da vedere la Juve Stabia a Francavilla. Gara audace, spumeggiante, piena di occasioni da rete. Il passaggio dal 4-3-3 storico di Padalino al 3-4-1-2 (col match winner Orlando maggiormente a ridosso delle punte e Scaccabarozzi più esterno) non pare aver mortificato lo spirito offensivo e sfrontato delle vespe, che dopo la lezione di Monopoli si sono reinventati stimoli ed obiettivi portando a casa sette punti su nove. Il gol dell'esterno tarantino è stato il coronamento di una superiorità netta, emersa specialmente nel secondo tempo. Adesso tre gare che saranno veri e propri esami di maturità per gli stabiesi: i derby con Avellino e Cavese (il primo in casa) e il test del Menti col Teramo. A fine febbraio si capirà di più.
Difficile capire invece cosa stia capitando alla Turris. Un problema mentale? E' possibile in una squadra che per un intero girone d'andata era andata al di là di ogni comprensibile sforzo e ora, forse, sta rifiatando, magari appagata da quanto di straordinario fatto. Non è questione di sistema di gioco: Fabiano, anche col 3-5-2, dopo l'era iniziale del 4-3-1-2, era riuscito a strappare risultati e consensi. Fatto sta che stranamente i corallini prendono troppi gol, qualcosa in antitesi alla filosofia tradizionale del tecnico di Torre del Greco. Questa è la chiave degli ultimi scivoloni, specie se finisci per essere improduttivo davanti. Fortuna che col Bisceglie ci ha pensato Persano, al suo secondo centro stagionale dopo quello del Partenio-Lombardi che aveva inaugurato la remuntada corallina. Togliendo il prestigioso pari al San Nicola, due punti in cinque gare sono pochi. Troppi invece i 10 gol presi, una media di due a partita. Malgrado anche prima ne prendesse tanti (la casella dei gol subiti è tristemente affine a quella delle pericolanti), la Turris riusciva comunque a far funzionare il proprio reparto offensivo e ad incamerare punti. Più che assumere atteggiamenti conservativi per limitare i danni, magari occorre liberarsi di pressioni interiori e pesi psicologici per uscire da questa mini crisi. Ma Fabiano è uomo esperto da saper riconoscere al volo le terapie giuste.
Di Cavese-Paganese si è già detto. Gli azzurrostellati, se da un lato non riescono a garantirsi continuità, da un altro mostrano progressi evidenti col nuovo corso Di Napoli sotto l'aspetto del gioco e della convinzione. La sconfitta nel derby grida ancora vendetta per quanto immeritata. La solidità della Cavese cresce tuttavia a vista d'occhio, se non nel gioco almeno nella compattezza di squadra e nella robustezza difensiva che domenica ha esaltato la lucidità di Lancini e De Franco. Limitare gli errori dietro è la conditio sine qua non per accreditarsi risultati positivi e ambire alla salvezza. Imperativo che ora chiama in causa anche la Paganese, che dopo l'avvicendamento in porta non ha più scuse. Il tempo delle mance deve finire altrimenti sarà tosta anche per il tecnico di Fuorigrotta metterci le mani. Sarà comunque bella da vedere questa sfida infinita tra metelliani e liguorini. E poi la certezza di partecipare ai play-out anche da fanalino di coda potrà fungere per entrambe da energizzante per lavorare in assoluta tranquillità e senza inutili rischi per le difese immunitarie. Con Potenza e Bisceglie nel mirino, chi oserebbe dire che l'ultimo posto è solo una faccenda per due?
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