Hidetoshi Nakata dopo il calcio ha scelto di viaggiare. Non ha una casa, usa un vecchio telefono e sta lontano dai social: “Volevo cambiare vita, era diventato un business per gli altri”, ha detto in un’intervista su Sportweek de “La Gazzetta dello Sport”.

Aveva smarrito la passione, l’ha ritrovata in giro per il mondo: “Sono tornato a casa perché mi sono accorto di conoscere poco le mie origini”. Oggi Nakata è il CEO di Japan Craft Sake Company: azienda che commercializza sakè, bevanda ottenuta dalla fermentazione alcolica del riso. Ha creato anche una app, Sakenomy, che aiuta a scegliere cosa bere.

Nakata tocca le corde del passato con delicatezza. È concentrato sul presente, al resto pensa il destino. Come quel 6 maggio 2001 al Delle Alpi contro la Juve: “Fino al giorno prima sarei dovuto andare in tribuna per la regola degli extracomunitari. Anche se ci fosse stata una chance, non credevo di entrare. Giocava Totti, potevo aiutare solo in caso di svantaggio”. Profezia avverata. Sul 2-0 per i bianconeri, Capello lo guarda: “Adesso entri tu”. Fuori il capitano, dentro il giapponese. “Dalla panchina vedevo Tacchinardi arretrare a ogni azione. Lo punto e faccio partire il destro. Gol”. Destino, appunto. La firma sul pareggio è di Montella, dopo la goffa respinta di Van der Sar su un altro grande tiro di Hide. Eroe di una favola, mezzo tricolore è già sul petto. Totti nel libro “Un Capitano” racconta che durante la festa per la vittoria dello scudetto Nakata era in un angolo a leggere: “Può essere – sorride – la festa continuava tra abbracci, balli e canti ma dopo un po’ volevo tornare a casa. Nel tunnel dell’Olimpico trovai un Vigile del Fuoco e gli proposi uno scambio. La mia maglietta per un passaggio. Accettò e attraversammo Roma a sirene spiegate”.

Sezione: Fuori Campo / Data: Mer 31 marzo 2021 alle 12:11 / Fonte: forzaroma.info
Autore: Arturo Scarpaleggia
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