"Per i nemici le leggi si applicano, per i nemici si interpretano". Giovanni Giolitti, storico premier italiano a cavallo tra la fine dell'800 e il periodo pre-fascista, ammoniva sulla necessità di fare i conti con questa cronica ineluttabilità. E a volte succede che anche gli organi deputati alla tutela della pubblica sicurezza non ne siano immuni, anzi. In un Paese come il nostro accade e non rappresenta nemmeno più una novità, specialmente dal momento in cui - e di acqua sotto i ponti ne è passata - si è andata man mano svuotando l'efficacia della fidelity card, pure spacciata il giorno della sua introduzione, ben 13 anni fa, come strumento ineludibile di contrasto alla violenza da stadio.
Nell'anarchia di provvedimenti restrittivi non supportati da logica, concretezza e coerenza, o di altri più flessibili che avrebbero meritato ben altro tipo di analisi e approfondimenti, può capitare che fattispecie simili vengano trattate secondo parametri creativi, quasi pret-a-porter. E può capitare che una società paghi oltremisura in ossequio al principio della responsabilità oggettiva malgrado la totale assenza di eventi recenti che abbiano visto protagonisti in negativo i propri tifosi. In questo senso, la determinazione con cui il Casms, dietro raccomandazione del Viminale, ha imposto 48 ore fa le porte chiuse per il big match Paganese-Casertana, configura non solo un'ingiustizia colossale nei confronti del club azzurrostellato e del suo popolo, ma persino un precedente pericoloso se non addirittura un abuso.
Tutto nasce dalle tristi vicende relative all'ultimo derby di campionato dello scorso gennaio, vinto 2-1 dalla Paganese. Prima l'assalto, nelle adiacenze dello stadio, di alcuni ultras azzurrostellati al bus - poi dato alle fiamme - che trasportava i tifosi rossoblù al "Torre". Poi la reazione di questi ultimi che danneggiavano con spranghe e bastoni alcune auto in sosta, tra cui quattro vetture dei Carabinieri con relativo ferimento di un militare stesso. Quindi gli arresti (sette tra i tifosi della Paganese e due tra quelli ospiti) per un totale di 24 provvedimenti di Daspo a seguito di un secondo filone di inchiesta (20 ultras azzurrostellati e quattro rossoblù). Per quegli eventi, la Paganese ha pagato dazio profumatamente con tre gare giocate a porte chiuse (Atletico Uri, Portici ed Aprilia) così come i suoi stessi tifosi, a cui sono state vietate le trasferte con Palmese, Ilva Maddalena e Sorrento. Analogo provvedimento fu preso anche nei confronti dei tifosi della Casertana, lasciati a casa per ben tre trasferte di seguito. Fin qui tutto regolare. Successivamente gli stessi tifosi della Paganese hanno evidenziato un comportamento irreprensibile, fino all'ultimo infausto capitolo della regular season a Tivoli. Chi aspettava al varco gli oltre 700 tifosi giunti all'Olindo Galli, ha incassato una lezione di civiltà e correttezza. E allora, in assenza come si diceva di fatti attuali, freschi, che giustificassero in qualche modo decisioni così draconiane, e tenendo presente che il match clou di oggi non si disputa in territorio neutro in quanto la Paganese si è guadagnata sul campo il diritto di giocarlo a casa sua, come si spiega una tagliola simile? Semplicemente non si spiega se non con l'ansia di una ritorsione o di qualche pressione esterna che alla fine è risultata decisiva. Tanto più se si tiene presente che le pur comprensibili preoccupazioni relative all'ordine pubblico potevano essere gestite sic et simpliciter vietando la trasferta ai tifosi casertani, come pure è prassi consolidata. Non risulta, per restare ad un fatto di cronaca recente, che lo "Zaccheria" resterà sbarrato domani sera in occasione del derby tra Foggia ed Audace Cerignola, malgrado l'accoglienza turbolenta che i tifosi rossoneri hanno riservato giovedì notte alla squadra di Delio Rossi al rientro dal Monterisi. Con una strategia molto lineare la Prefettura di Foggia ha solo disposto il divieto di vendita dei tagliandi per il settore ospiti relativamente alle due sfide. Tanti pesi e tante misure, insomma. Sorprende anche che la comunicazione del Casms sia arrivata fuori tempo massimo per poter proporre un ricorso al Tar che avrebbe avuto ottime possibilità di accoglimento, come pure ha precisato l'Ad Filippo Raiola che ieri si è sfogato urbi et orbi zittendo gli scettici dell'ultima ora che volevano una società silente su questa faccenda ma a cui invece è stata servita una polpetta avvelenata cucinata da mani esperte.
Saremmo pure curiosi di sapere se chi, a vario titolo, plaude oggi a questo provvedimento, avrebbe mantenuto la stessa fermezza a parti invertite. Perché certi principi, se validi, non sono come caramelle da scartare a piacimento. Ma c'è da dubitare. Restano sul tappeto piuttosto le falle di un sistema prigioniero di arbitrarietà, improvvisazione ed emergenze infinite. Oggi pagano i tifosi della Paganese, al pari della stessa società. Domani chissà, dipende da chi ha più filo da tessere. Spesso funziona così. Avanti il prossimo.
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