I Lupi escono subito dalla Coppa Italia per opera di un Renate sicuramente non superiore all'Avellino. Anzi, senza ombra di dubbio, in campo la differenza tecnica complessiva a favore dei biancoverdi è apparsa di palmare evidenza. Se la trasferta in Brianza, al cospetto di una pari categoria, doveva servire da riferimento circa le potenzialità dei Lupi, c'è da dire che la compagine di Braglia sembra avere davvero una buona struttura di partenza che, se puntellata a dovere, potrebbe consentire all'Avellino di porsi come una compagine con la quale tutte le concorrenti ai piani alti del prossimo campionato dovranno fare i conti.

La premessa di cui sopra ci è sembrata doverosa, al netto delle tante deficienze sul piano qualitativo e soprattutto quantitativo emerse alla vigilia e rimarcate addirittura qualche istante prima del fischio d'inizio del match di questa sera. E sì, perchè se ad una rosa di soli diciotto elementi (escludendo dal conteggio i due portieri di riserva Pane e Pizzella) togliete Laezza (ormai perso per diversi mesi a causa della rottura del legamento crociato del ginocchio destro), i non utilizzabili D'Angelo, Rizzo e Nikolic, e all'ultimo istante anche l'infortunato Aloi, diventa davvero impresa improba affrontare una qualsiasi avversaria che, viceversa, ha una rosa completa e può contare, a gara in corso, sull'utilizzo anche di cinque cambi.

Tutto ciò, al netto del fatto che l'Avellino ha dovuto giocare l'ultimo terzo di questa gara in dieci uomini per la doppia ammonizione, e conseguente espulsione di Silvestri. E qui bisogna inevitabilmente chiamare in causa gli errori arbitrali che hanno oggettivamente penalizzato i Lupi. Il direttore di gara, oltre all'espulsione del centrocampista biancoverde (mandato anzitempo negli spogliatoi per un fallo di mano del tutto involontario, che ha determinato il secondo giallo) ha negato due rigori alla compagine di Braglia, che, a parti invertite, avrebbe quasi sicuramente concesso.

Ma, al netto anche degli strafalcioni arbitrali, i Lupi giocando in inferiorità numerica e senza possibilità di utilizzo di uomini in panchina (tranne quelli di Bernardotto e del giovane Burgio), hanno fatto vedere ,per larghi tratti del match, di avere una buona struttura portante (il portiere Forte, il difensore Miceli, il centrocampista De Francesco e la coppia d'attacco Maniero-Santaniello), che innalza di parecchio il livello complessivo della compagine di Braglia. E se agli elementi già citati ci aggiungiamo la buona impressione restituita dagli esterni Ciancio e Adamo e dall'ultimo arrivato, il 19enne Burgio (autore di un gol di pregevole fattura, che la dice lunga sulle potenzialità del ragazzo ex Atalanta), allora c'è veramente da rendersi conto che le ragioni per essere ottimisti sul futuro dell'Avellino sono parecchie.

Insomma, al di là della sconfitta, del tutto immeritata, questa partita ha restituito la netta convinzione che l'Avellino ha un'ottima base: ora bisogna costruire.... l'altezza!

Sezione: Editoriale / Data: Mer 23 settembre 2020 alle 20:59
Autore: Rino Scioscia
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