"A Frattamaggiore ho vissuto tre mesi fantastici. Vado via con rammarico e col dispiacere di non aver potuto regalare ai tifosi quella soddisfazione che avrebbero meritato". Usa parole dolci Salvatore Moccia per annunciare il suo addio alla Frattese dopo la breve parentesi con i nerostellati nel rinnovato format del campionato di Eccellenza. Un gol nel 4-0 casalingo al Mondragone e tanti assist da talento puro per l'esterno offensivo classe '97, che a Fratta tornava sei anni dopo l'esperienza con la squadra di Teore Grimaldi che, a fine stagione, si sarebbe piazzata al sesto posto alla sua prima avventura in D. La sua permanenza in nerostellata è stata breve ma certamente intensa, pienamente ripagata dai tifosi che ancora oggi gli tributano affetto e vicinanza. "Ringrazio intanto i miei compagni, che mi hanno fatto sentire parte di un gruppo magnifico sotto tutti gli aspetti - esordisce l'attaccante di Soccavo ai nostri microfoni -. Il nostro desiderio di riscatto è stato il segreto di una cavalcata incredibile nella quale in pochi avrebbero scommesso. A parte qualche over, eravamo una rosa con tantissimi giovani dai '96 in giù. Abbiamo sopperito alla mancanza di esperienza con la voglia di sfondare, di correre e di emergere. E poi voglio ringraziare il mister, che mi ha consentito di mettermi in mostra facendomi esprimere al meglio delle mie possibilità. Lui è stato molto bravo nella gestione dello spogliatoio e poi ha delle competenze importanti. Ha saputo metterci bene in campo dandoci una impostazione specifica che abbiamo saputo interpretare bene in partita. Ecco perché a mio avviso lui è stato il principale artefice di questa Frattese che ha divertito. Quindi ringrazio i tifosi, con i quali si è creata un'alchimia incredibile. Ci hanno sempre sostenuti facendoci sentire parte di una grande famiglia. Anche questa loro predisposizione nei nostri confronti ha fatto sì che noi ci attaccassimo alla maglia lasciando in campo tutti quello che era umanamente possibile. Infine un pensiero voglio rivolgerlo a tre persone che mi sono state molto vicine in questa esperienza: il team manager Dino Nardiello, Mario Guarino, figlio del presidente Adamo, e il tifoso Agostino Del Prete. E come dimenticare i magazzinieri Raffaele Retucci e Gianluca Romanucci".
Tuttavia siete arrivati scarichi al match col Pomigliano: come mai?
"Resto convinto che, se avessimo giocato subito dopo l'ultimo match della regular season con la Napoli Nord, avremmo vinto. Eravamo al massimo delle nostre motivazioni e della nostra brillantezza fisica. La lunga sosta non ha giovato a un gruppo come il nostro, con determinate caratteristiche. Abbiamo sempre avuto una certa organizzazione di gioco e credo che si sia vista, ma la nostra forza sono state l'esuberanza e la voglia di divertirci. Alla partita col Pomigliano, nonostante ci fossimo allenati bene nelle settimana precedenti, siamo arrivati fiacchi, sia mentalmente sia fisicamente. La differenza poi l'ha fatta la loro esperienza: sapevano come affrontarci e come limitare il nostro palleggio e la nostra vocazione offensiva. Anche per questo non siamo riusciti a giocare come volevamo. Ripeto, continuo a portare il peso di non aver potuto vedere brillare gli occhi dei nostri tifosi per una promozione che attendevano da tre anni. E mi piacerebbe anche aggiungere qualcosa per rispondere a chi ha detto che il nostro girone fosse agevole. L'Acerrana è arrivata a giocarsi la finale per la serie D e l'abbiamo battuta due volte, l'Albanova era stata costruita per farlo, la Maddalonese era una squadra assai tosta e la stessa Napoli Nord ha elementi di esperienza come Vincenzo Perna, Mario Di Maio o Giuseppe Napolitano. Parliamo di molti ragazzi che hanno giocato in D. Anche la trasferta a Mondragone è notoriamente difficile perché il campo presenta strutturalmente determinate criticità. E lì abbiamo dovuto moltiplicare gli sforzi per fare nostra la partita nel secondo tempo. Questo raggruppamento lo abbiamo dominato con la nostra forza, non certo per l'arrendevolezza degli avversari".
Il Pomigliano ti ha procurato più dolori che gioie visto qualche precedente.
"Infatti, come tutti sanno, mi hanno trattato nel peggiore dei modi e senza un motivo valido. Erano stati loro a chiamarmi ed a volermi fortemente. Ci accordammo a fine luglio e io, pur di accettare, rifiutai altre proposte. Scesi in campo in un'amichevole vinta contro il Portici, giocando anche in maniera abbastanza soddisfacente. Subito dopo mi chiamarono al telefono per dirmi che avrei dovuto lasciare la squadra. Inspiegabile. Non mi piace rivangare il passato, ma è una ferita che ancora oggi brucia perché credo che, al di là di ogni legittima valutazione che si può fare su un calciatore, il rispetto per le persone non dovrebbe mancare mai. E l'ex Dg Francesco Villano, per esempio, non ne ha avuto affatto nei miei confronti. Anche se dei compagni non posso dir nulla, parliamo di ragazzi eccezionali coi quali avevo instaurato un bel rapporto. Fortuna che il destino mi ha subito ripagato".
Parli evidentemente dell'avventura al Real Forio.
"Breve ma meravigliosa. Lì ho trovato un mister con capacità innate, una società esemplare e un grandissimo ambiente. Se non sono tornato con la ripresa del campionato ad aprile, è stato soltanto a causa dell'emergenza Covid. Il club ha deciso giustamente di tutelarsi dal pericolo di contagi, scegliendo solo giocatori dell'isola per la ripartenza. Io dico che un club come il Real Forio potrebbe essere un esempio di serietà e integrità morale per molti che non praticano determinati valori".
Ci pare di capire che alla Frattese il capitolo sia chiuso.
"Ma è stata una bella favola che porterò per sempre nel mio cuore. A volte gli amori brevi lasciano ricordi indelebili e autentici. Qui penso di aver disputato una delle mie migliori stagioni a livello personale e Frattamaggiore resterà per me il posto ideale per giocare, divertirsi e affermarsi. Mi è stato proposto di restare, ma non ho accettato per varie ragioni che vorrei tenere per me. Mi resterà l'onore di aver difeso i colori di una piazza importante, che è capace di darti più di quanto non prenda".
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