Il suo arrivo ha completato la batteria di portieri a disposizione di Antonio Floro Flores. Dopo essere andato in panchina nel corso del match di Coppa Italia Eccellenza col Mondragone, per Alessio De Lucia è arrivato domenica scorsa il giorno dell'esordio con la Frattese, dal primo minuto, in occasione della vittoriosa trasferta con l'Ercolanese. Un innesto di lusso per i nerostellati, che lo avevano affrontato già da avversari oltre due anni fa quando fu il Gladiator a violare lo "Ianniello" nella finalissima play-off per approdare alla fase nazionale di Eccellenza. Un blitz, quello dei sammaritani, che stroncò ogni speranza di promozione della Frattese, già tramortita sette giorni prima dal Giugliano nella finalissima di Castellammare. De Lucia torna così sul luogo del delitto, ma dalla porta principale. E con tanta voglia di contribuire al riscatto nerostellato. "Ho scelto la Frattese perché ha obiettivi importanti e un progetto vincente - chiarisce il portiere classe '99 di S. Maria a Vico, fratello dell'estremo difensore del Frosinone, Victor -. Anche per questo non ho avuto alcuna difficoltà a scendere di categoria accettando la proposta del Direttore Mennitto, il quale ha dimostrato di volermi fortemente. Con lui c'è un rapporto straordinario. E poi sapevo di ritrovare tanti ex compagni di squadra con cui avevo condiviso l'esperienza di inizio stagione alla Puteolana".
Cosa ti porti dentro dell'esperienza col Bitonto?
"Tantissimo. Ho lavorato all'interno di un club professionale sotto tutti i punti di vista, che non lasciava nulla al caso pur di non farci mancare nulla. A Bitonto un calciatore può trovare tutto ciò di cui ha bisogno ed è anche per questo motivo che alla società auguro ogni bene per il prossimo campionato. Lo merita. Alla fine non sono stato riconfermato perché la dirigenza cercava un portiere under, ma restano ricordi indelebili. Ho giocato sette partite, compresa l'ultima di play-off persa con la Fidelis Andria. Peccato solo per l'esito finale perché eravamo una squadra molto forte, con giocatori di spessore ed esperienza, in grado di comandare su ogni campo. A un certo punto eravamo sesti, alla fine siamo entrati nei play-off. L'ultimo periodo è stato esaltante ed il rammarico grande è che non eravamo da meno rispetto a Taranto e Picerno, che si sono giocate il campionato fino all'ultima giornata. Ci ha penalizzati anche il Covid e questo è un dato di fatto perché ad esserne colpita è stata la maggior parte della squadra".
Un bilancio personale?
"Direi soddisfacente. Ho dato il massimo e ritengo di aver fatto delle buone prestazioni. Credo soprattutto di essere piaciuto al club, poi è chiaro che puntare su un giovane di serie sia una scelta non sindacabile. Mi si consenta però di ringraziare il preparatore dei portieri Gianni Iurino, che per me è stata una guida preziosa".
Tornando alla Frattese, cosa è cambiato tra la partita di Coppa e quella di campionato?
"Col Mondragone siamo stati padroni del campo per almeno mezz'ora, dimostrando una buona reazione dopo il gol preso ed eseguendo alla lettera ciò che chiedeva il mister. Sul 2-2 c'è stato un black-out e siamo andati in difficoltà anche per merito di un avversario che comunque è molto forte. Gli errori li abbiamo analizzati, certo. E infatti il mister ci ha detto che dobbiamo mantenere in modo più prolungato una certa intensità, provando a mantenere equilibri e posizioni per gli interi 90 minuti, senza perdere mai la testa. In ogni caso si trattava della prima partita ufficiale dopo un ritiro lungo e intenso: ci stava di incontrare qualche difficoltà e di evidenziare determinate imperfezioni".
Quali possono essere le avversarie della Frattese più accreditate per la vittoria finale del campionato?
"Difficile dirlo ora perché i veri valori delle nostre avversarie usciranno fuori più avanti. Puteolana, Albanova e Mondragone sono molto forti, anche il Napoli United è una buona squadra. Ma possono esserci delle sorprese. Fra alcune settimane capiremo di più".
Siete finalmente tornati a casa ed è già una buona notizia.
"Assolutamente sì. Possiamo testare il campo ed è indubbiamente una condizione basilare per far bene in partita. Ma poi stare a casa propria ti fa sentire a tuo agio e ti dà una sensazione di stabilità. Sapere inoltre di avere i propri tifosi vicini, ti infonde quella carica ulteriore per gettare il cuore oltre l'ostacolo la domenica. Fratta è una piazza che ha storia, questo stadio ne ha. Io ricordo benissimo il calore dei tifosi nello spareggio col mio Gladiator. Lo Ianniello era pieno e c'era un tifo immenso. Uno spettacolo puro. Quella partita la vincemmo perché avevamo un entusiasmo incredibile: venivamo dalla vittoria con l'Afragolese e avevamo la sensazione che nessuno potesse fermarci. Eravamo euforici e lo ero particolarmente io perché avevo neutralizzato un rigore a Maggio contribuendo al successo dei miei compagni. L'umore della Frattese, reduce dalla finale persa col Giugliano, era chiaramente diverso".
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