Roberto Guadagnulo, diesse dello Sporting Barra tuona contro la chiusura del calcio dilettante. Chiusura, dettata nel nuovo DPCM che vuole limitare l'onda del contagio Covid in Campania.

Il dirigente della squadra partenopea è il promotore di "Sport Libero"

“Il nuovo DPCM dispone la sospensione non solo dei campionati, ma anche degli allenamenti. Questo significa per noi la morte. Parlo come portavoce di duemila tesserati, atleti, sportivi e proprietari di strutture che si stanno ritrovando nuovamente senza un’entrata. Noi viviamo di sport, comprendiamo il momento storico, comprendiamo la necessità di restringere le cinghie, ma non siamo concordi sulla scelta di impedire anche lo svolgimento degli allenamenti. Stare fermi un mese significa mandare all’aria tutti gli sforzi che sono stati fatti fino ad oggi, con preparazioni, partite e quant’altro. Stare fermi, totalmente fermi vuol dire che dopo il 24 novembre avremmo bisogno di un altro mese per mettere minuti nelle gambe e ritrovare la forma fisica. 

Fermare anche gli allenamenti starebbe la nostra condanna a morte. Viviamo di sport, letteralmente. Questo è il nostro lavoro, non abbiamo contributi, non abbiamo contratti che ci garantiscono ugualmente lo stipendio. Significa lasciarci in balia delle onde. Proprio noi che abbiamo seguito i protocolli che ci hanno indicato alla lettera. 

Oltre agli atleti, ci sono anche i proprietari di strutture, coloro che hanno le scuole calcio. Il DPCM si contraddice anche. Permette l’attività di base e l’attività motoria nei centri pubblici e privati, che siano all’aperto o al chiuso, ma in ogni caso non ci permette nè di stare aperti, nè di allenarci. Quindi chiediamo al Governo, a Conte, a Spadafora, che ci siano concessi gli allenamenti, ci sacrificheremo per un mese, non scenderemo in campo per le partite, ma vogliamo gli allenamenti.

Chiediamo apertamente una correzione, quindi, che ci permetta di allenarci, anche in gruppi contingentati, anche con restrizioni, ma che almeno ci permetta di mantenerci in forma e ci permetta di lavorare, indipendentemente dal nostro ruolo nel mondo dello sport. Se entro mercoledì non arriverà una postilla che ci consenta di allenarci scenderemo in piazza per una manifestazione pacifica, con un pallone, a simboleggiare il nostro ruolo e a chiedere che anche noi sportivi regionali   abbiamo gli stessi diritti di chi, invece, fa dello sport meramente un business”.

A Guadagnuolo si aggrega anche Luca Borrelli: “Ci troviamo in una situazione davvero assurda. Il Covid e il lockdown hanno già creato molte difficoltà, ma il nuovo DPCM  mette in ulteriore difficoltà un sistema già in notevole affanno dal punto di vista economi. Ci sono uomini che tramite questo sport portano avanti le famiglie. Non siamo tutelati sotto nessun aspetto e le società spesso e volentieri fanno tutto ciò che vogliono senza pensare al danno che provocano ad ogni singolo tesserato che sta con loro. Questa volta chiediamo tutela e rispetto perché il calcio, lo sport in genere,  per molti è tutto. Noi, ancora una volta, non ci sentiamo tutelati da nessuno”, 

Sezione: Primo Piano / Data: Lun 26 ottobre 2020 alle 12:26
Autore: Alfonso Marrazzo
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