"Sempre più l'uomo in più per la linea difensiva, sempre più l'uomo aggiunto nella costruzione del gioco. Il ruolo del portiere cambia, si evolve e anche la metodologia di lavoro subirà inevitabili modifiche".

"Oggi, l'estremo difensore, sottolinea Quaglia, entra completamente nella strategia del reparto arretrato, è incluso nella fase di possesso palla, nello sviluppo tattico. La garanzia della superiorità numerica, nel controllo degli spazi e dei tempi di gioco: ecco l'obiettivo tecnico ricercato con il portiere, che deve essere capace di offrire la condizione di vantaggio, numerico ma non solo, a maggior ragione con un modulo speculare da parte dell'avversario".

La "costruzione dal basso" è ormai il punto cruciale, dice ancora il presidente degli allenatori della Provincia di Avellino, e il portiere è chiamato a farsi trovare pronto, da uomo-reparto, da uomo-squadra, alle dinamiche che oggi il terreno di gioco può presentare. La ripartenza, il contropiede, la transizione sia in verticale, sia con lo sviluppo sulle fasce, nasce dalla gestione difensiva, con il portiere assoluto valore aggiunto rispetto al passato. Per l'atleta è d'obbligo la qualità tecnica nel controllo e nel giro palla e l'allenamento settimanale non può che presentare novità. Non è più sufficiente l'allenamento fisico-atletico e il "face-to-face".

"Occorre ridisegnare le sedute pre-gara con un piano strategico da sviluppare con gli altri elementi del reparto difensivo (es. lavoro 3 vs. 3 e 2 vs. 2) e con il possesso palla. Non solo in gara, ma anche in settimana: ecco il cambio di passo a cui è chiamato il portiere e il preparatore. Il lavoro individuale non basta per certificare la padronanza del gesto e dei movimenti nel gioco collettivo. L'intelligenza tecnico-tattica è favorita dalla ricerca costante del miglior posizionamento e delle distanze giuste dal perimetro dell'area per i componenti del reparto e con l'obiettivo del rapporto ottimale palla-compagni-avversario. Analizzando gli errori in gara con software e contributi video, è evidente la scarsa lucidità del portiere nell'intervento, nell'intercetto e nella classica chiusura. È necessaria una buona proprietà del controllo palla e l'esercizio nel pressing a invito può garantire crescita all'atleta per un'uscita lineare, priva di errori. Il cosiddetto situazionale deve prevalere sull'analitico. L'estremo difensore deve già sapere cosa fare per ribattere l'intercetto, per rispondere al recupero palla dell'avversario con un lavoro che pone al centro l'imprevisto, la condizione di gioco non preventivata. L'allenamento del futuro corre lungo questa direzione, deve favorire l'assenza di "tempi morti" e ritengo che l'imperativo non sia la strada giusta. Occorre provocare la curiosità dell'atleta, sia componente del settore giovanile che quello di prima squadra. L'assimilazione diretta del concetto espresso è favorita esclusivamente dal dialogo, tra allenatore e giocatore, tra tecnico e preparatore".

Conclude così l'ex preoaratore delle giovanili di Avellino e Paganese 

Sezione: Dillo a Campania Soccer / Data: Mer 20 gennaio 2021 alle 19:02
Autore: Alfonso Marrazzo
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