L'Avellino perde in casa per la seconda volta consecutiva, Dopo il tonfo interno di tre settimane orsono con il Catanzaro, e dopo 18 giorni di "letargo" per gare rinviate, i Lupi sono tornati al Partenio-Lombardi. Ci si aspettava una partita volitiva ed in qualche modo anche rabbiosa da parte di Miceli e compagni, ed invece è arrivata un'altra brutta sconfitta.

Intendiamoci, il Catania ha meritato la vittoria, non fosse altro per avere cercato con maggiore insistenza di giocare la palla e di arrivare alla porta avversaria. I Lupi, dal canto loro, hanno mostrato le lacune di sempre quando, giocando tra le mura amiche, si ritrovano a dover fare la partita.

Certo, la squadra di Braglia si è presentata a questa sfida senza diversi calciatori, tra i quali Aloi, D'Angelo e Luigi Silvestri, tre titolari imprescindibili in questo momento. Ma, ad essere concreti, almeno per questa gara, gli alibi stanno a zero, soprattutto perchè la prestazione dei biancoverdi è stata fin troppo negativa ed inefficace, per poter pensare a ciò che sarebbe potuto essere e non è stato.

Del resto, lo stesso tecnico Braglia ha sempre sostenuto che la rosa dell'Avellino può contare su almeno due elementi per ruolo, che sono da considerarsi equivalenti fra loro. Ma contro il Catania i presenti hanno fatto rimpiangere oltremodo gli assenti.

E' stato un Avellino complessivamente, e non singolarmente, assai brutto, inconsistente ed inconcludente. Basti pensare che la squadra biancoverde ha effettuato il primo (ed unico ) tiro nello specchio della porta all'89', in occasione del gol (anche molto bello nella sua dinamica) realizzato da Maniero, che era subentrato soltanto a poco più di una ventina di minuti dalla fine.

E proprio la tempistica dell'ingresso in campo dell'ex bomber del Pescara ci pare possa essere oggetto di valutazione negativa delle scelte di mister Braglia. Il tecnico toscano, nella scelta dell'impostazione tattica iniziale, ha optato per un attacco a tre (o se volete 1+2), ma ha sbagliato, a nostro sommesso avviso, nell'assegnare i compiti ai singoli attaccanti, in special modo nel posizionare Fella dietro le due punte Bernardotto e Santaniello.

L'ex attaccante del Monopoli (che dei tre in campo dall'inizio è quello che riesce a "vedere" con maggiore pericolosità e produttività la porta avversaria) è stato chiamato ad agire lontano anche cinquanta metri dalla rete del Catania, ancorchè per comprensibili ragioni di supporto ad un centrocampo biancoverde già ridotto all'osso per le citate assenze. Con questi compiti tattici, Fella si è sfiancato in un defatigante lavoro di raccordo, e (cosa assai penalizzante per i Lupi), non ha mai potuto trovare il modo e l'occasione per andare al tiro.

Se a questo si aggiunge la serata "buia" di Santaniello, che ha vagato per la trequarti senza mai giocare una palla importante e pericolosa per la difesa etnea, ci si rende conto del perchè l'attacco biancoverde sia risultato spuntato.

A nostro avviso, il tecnico di Grosseto, per ovviare a questa evidente mancanza di incisività dei Lupi, avrebbe potuto tranquillamente inserire Maniero ad inizio ripresa, in luogo dell'evanescente Santaniello, ed avanzare di una ventina di metri Fella, per fare stazionare anche quest'ultimo nei paraggi dell'area siciliana, e se proprio non avesse voluto pensare ad un sistema di gioco diverso, lasciando al generosissimo Bernardotto il compito di fare il cosiddetto "lavoro sporco". Con queste scelte, probabilmente, i Lupi avrebbero potuto attaccare con maggiore efficacia la difesa del Catania, che pure non ci è apparsa irresistibile.

L'Avellino ha proposto pochissimo nella trequarti avversaria anche per via di un De Francesco (a cui va dato atto del notevole impegno) non ancora in grado di offrire soluzioni importanti agli attaccanti, supportato dal solo Marco Silvestri, che è apparso il solito inconcludente e confusionario.

E' vero che, ad inizio ripresa, i Lupi hanno preso il primo gol per una sfortunata autorete di Miceli, ma è altrettanto vero che, con oltre quaranta minuti di gioco ancora a disposizione, non sono stati mai in grado di organizzare un minimo di reazione costruttiva. Il secondo gol, a metà ripresa, subito per un altro disastro collettivo del pacchetto difensivo biancoverde, ha messo definitivamente in ginocchio l'Avellino.

A nulla è valso il magnifico gol (frutto soprattutto di un'azione personale del bomber napoletano) realizzato ad un minuto dal novantesimo da Maniero, se non ad esaltare l'autore della rete biancoverde, ed a condannare, nel contempo, le scelte sbagliate di Braglia.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 29 novembre 2020 alle 21:40
Autore: Rino Scioscia
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