Davide Ballardini ha parlato sabato in conferenza stampa.
Fine stagione, fine rapporto. Tre mesi all'Avellino — salvezza centrata, playoff raggiunti — e poi la porta. Con rispetto, ma chiusa.

Tutto era rimasto in sospeso. Ballardini aveva parlato col direttore sportivo Aiello una decina di giorni prima: «Abbiamo affrontato l'argomento squadra, l'argomento organizzativo e ci siamo lasciati, dicendo che a fine playoff ne avremmo riparlato. Eravamo tutti molto concentrati per i playoff».

Dopo l'eliminazione, l'incontro con la società ha chiuso i conti in poche parole: «Al club, insieme al mio staff, abbiamo l'ambizione, abbiamo il desiderio di andare ad allenare in Serie A. Quindi ho fermato tutte le trattative, i discorsi avviati. Ovviamente il ds Aiello ci è rimasto male però la nostra ambizione era questa».

Qualcuno ha provato a scavare dietro la decisione. Offerte dall'estero, forse. Niente: «Non c'è niente, nessuna cosa in corso. È un mio desiderio, una ambizione. Poi magari tra 4-5 mesi può cambiare qualcosa. Oggi abbiamo questa ambizione».

Nemmeno una chiamata a campionato in corsa avrebbe cambiato le cose: «Non avremmo accettato un rinnovo».

Qui Ballardini si è fermato. Ha esitato. La voce si è fatta più bassa. Non era la parte facile del discorso: «Io qui ho trovato delle persone di altissimo spessore umano. Il disagio nel dire questo è proprio perché ho trovato delle persone rare in questo mondo».

Poi ha guardato avanti, verso quello che resta: «Io da oggi sono un semplice tifoso, innamorato di un territorio, perché non lo conoscevo. Ho conosciuto delle persone meravigliose, che ci hanno voluto bene e abbiamo ricambiato. Quello che è successo in questi 3 mesi è questo. Da oggi saremo tifosi innamorati delle persone e del territorio».

C'è una partita che è rimasta appiccicata: «Il momento più difficile è stato dopo la gara con il Venezia, dove abbiamo sofferto molto».

I playoff, invece, restano un'altra storia — quella che poteva andare diversamente: «Con questi ragazzi, con questo ambiente, con questo amore ero certo che ce la potessimo giocare, come è successo, perché se c'era una squadra, al 45', di essere in vantaggio, era l'Avellino. Poi il secondo tempo ha detto altro purtroppo». Il secondo tempo ha detto altro. Capita.

Prima di andare, Ballardini ha fatto il punto su ciò che rimane in mano alla società: «C'è una società seria e ambiziosa, molto legata al territorio. Tecnicamente ci sono dei ragazzi che sono di proprietà della squadra. Io credo che su quel gruppo che rimarrà, quei 14-15-16 giocatori che rimarranno, vanno messi giocatori di categoria. Ma la base è davvero buona da cui ripartire».

La sintesi l'ha affidata a una frase senza fronzoli: «L'importante è avere uno stile, un'idea chiara, quindi bisogna strutturarsi bene, prima di tutto per mantenere la categoria e poi per ambire ad altro».

Un uomo che sa quello che vuole, in una città che avrebbe voluto tenerlo. Non sempre le cose si incastrano. Tre mesi sono stati abbastanza per volersi bene. Non abbastanza per restare.

Sezione: Serie B / Data: Sab 16 maggio 2026 alle 16:22
Autore: Antonio Vistocco
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