La sconfitta contro la Casertana, maturata nella seconda giornata del girone C di Serie C, ha acceso il dibattito in casa Savoia. A prendere posizione è stato il presidente Nazario Matachione, che ha difeso le scelte compiute dalla società e, in particolare, l’operato dell’allenatore e del direttore sportivo, invitando l’ambiente a mantenere equilibrio dopo un avvio di stagione con una vittoria e due sconfitte di misura considerando anche la Coppa Italia. Il numero uno del Savoia ha ricordato quanto accaduto nella passata stagione, quando le critiche erano già iniziate dopo le prime gare, prima della cavalcata che ha riportato il club tra i professionisti. Matachione ha inoltre ribadito come l'obiettivo dichiarato per questa stagione non sia la vittoria del campionato, ma la permanenza in Serie C e il consolidamento della categoria.
Queste le sue parole:
“Mi sembra di rivivere esattamente gli stessi momenti dello scorso anno. Partimmo con due pareggi e con l’eliminazione dalla Coppa Italia e, dopo appena due giornate, iniziarono processi, sentenze e giudizi definitivi. Sappiamo tutti come è finita quella stagione, abbiamo vinto.
Quasi quasi prenderò ciò che leggo oggi come un segnale benaugurante. Quest’anno, però, c’è una differenza. L’anno scorso avevo programmato il ritorno tra i professionisti, quest’anno non ho mai promesso di vincere il campionato. Ho detto con chiarezza che, al ritorno tra i professionisti, il primo obiettivo del Savoia è mantenere la categoria e consolidarsi. Abbiamo superato il turno di Coppa Italia, perso due partite e possiamo certamente aver commesso degli errori. Si può discutere di tutto, ed è giusto farlo. Questa è critica ed è assolutamente legittima. Ma andare oltre, no. Dopo appena 270 minuti, con una vittoria e due sconfitte di misura, leggo già che l’allenatore non è da Serie C, che dovrebbe dimettersi, che non sarebbe capace nemmeno di allenare dei ragazzini. Leggo offese e delegittimazioni personali. E questo non è più parlare di calcio. Allora sia chiaro un concetto, se volete contestare le scelte, contestate prima di tutto me. L’anno scorso il mister e il direttore sportivo li ho scelti personalmente io, quando nessuno ci credeva e poteva sapere come sarebbe finita. Quest’anno l’allenatore e il direttore li ho scelti ancora una volta io e me ne assumo pienamente la responsabilità. Le scelte non diventano “nostre” quando si vince e “mie” quando si perde. Sono mie. Sempre. Se saranno state giuste, lo dirà il campo. Se saranno state sbagliate, la responsabilità sarà mia. Ma non rinnegherò uomini e convinzioni dopo 270 minuti solo perché sui social è già cominciato il processo. Tre anni fa questo club era in Eccellenza e non conosceva una vera continuità da oltre vent’anni. Oggi siamo qui a discutere di una vittoria e due sconfitte in Serie C.
Non lo ricordo per chiedere riconoscenza, ma perché un po’ di memoria aiuta ad avere anche il senso delle proporzioni. Lavoreremo, correggeremo ciò che va corretto e faremo le nostre valutazioni con lucidità, non sotto la pressione dei soliti tifosi della tribuna e di Facebook.
A chi critica perché ama il Savoia dico, fatelo. Fatelo anche duramente. Ma rispettate le persone. L’anno scorso qualcuno aveva già capito tutto dopo due giornate. Addirittura dopo la sconfitta di Milazzo a poche partite dalla conclusione del campionato si urlava in tribuna e sui social di mandare via l’allenatore. Fortunatamente non lo ascoltammo. E questa non vuole essere una sfida. A chi oggi, dopo appena 180 minuti di campionato, ha già emesso sentenze definitive dico soltanto, conservatele. A fine campionato sarò felice di invitarvi, come ho fatto lo scorso anno, e di confrontarci guardandoci negli occhi. Se avrete avuto ragione voi, sarò il primo a riconoscerlo. Se avrò avuto ragione io, non chiederò scuse. Perché non mi interessa vincere una discussione sui social. Mi interessa che vinca il Savoia. La riconoscenza non la pretendo. La memoria, però, sì. Infine, voglio ringraziare la Curva e i gruppi organizzati. La vera crescita si vede anche da questo, avete sostenuto la squadra per tutta la partita e avete continuato a farlo dopo due sconfitte. Questo significa essere di un’altra categoria. I veri uomini, così come i veri tifosi, si vedono soprattutto nei momenti di difficoltà, non soltanto quando si vince. E, fortunatamente, il Savoia non è rappresentato da quei pochi soggetti che stazionano in tribuna aspettando la prima difficoltà per puntare il dito, né dai soliti guerrieri da tastiera che sui social sembrano vivere nell’attesa di una sconfitta per poter dire: “Ve l’avevo detto”. Sono pochi. E sono sempre gli stessi. Questa volta, però, li terrò a distanza. Non permetterò a chi vive di polemiche, divisioni e fallimenti di condizionare il lavoro di una società, di una squadra e di un ambiente che stanno cercando di costruire qualcosa di importante. Perché certi atteggiamenti, da troppo tempo, rappresentano una delle vere rovine di questa città e del Savoia. Fortunatamente, loro non sono il Savoia. Il Savoia è la sua gente. È la Curva che canta anche dopo una sconfitta. È chi soffre, critica, si arrabbia, ma il giorno dopo è ancora lì a sostenere questi colori. È chi vuole costruire e non chi aspetta soltanto il momento giusto per distruggere. Noi abbiamo scelto da che parte stare. E sono convinto che questa società, insieme alla Curva e alla parte sana della nostra tifoseria, raggiungerà i traguardi che si è prefissata. Lo faremo uniti, lavorando, correggendo i nostri errori e assumendoci sempre le nostre responsabilità. Ma senza farci trascinare nel rumore di chi sembra aspettare soltanto una difficoltà per provare a demolire tutto. A loro lascio le sentenze, i post e le polemiche. Noi ci teniamo il lavoro, il Savoia e il campo. Perché alla fine non conterà quello che avremo scritto o detto oggi. Conterà quello che avrà detto il campo”.
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