Si è spento a 55 anni, dopo una lunga malattia, Eduardo Raimo, ex attaccante dell’Avellino e una delle grandi promesse del calcio italiano tra la fine degli anni '80 e l’inizio degli anni '90. Un nome che forse oggi ai più giovani racconta poco, ma che per chi seguiva il calcio giovanile di quel periodo rappresentava uno dei talenti più interessanti del panorama nazionale. Raimo aveva tutto per imporsi: rapidità, tecnica, senso del gol e quella capacità di accendersi nei momenti decisivi che aveva convinto l’Avellino a puntare fortemente su di lui. Il suo nome, però, resterà legato soprattutto a un record ancora oggi imbattuto: il gol più veloce nella storia del Torneo di Viareggio, segnato dopo appena 16 secondi nella sfida contro lo Slavia Praga.

UN ATTACCANTE DA SUBITO PROMETTENTE

Nato a Portici nel 1971, Raimo entra nel settore giovanile dell’Avellino grazie all’intuizione di Gino Corrado, storico talent scout del calcio meridionale, che lo aveva scoperto sui campi della provincia napoletana. La società biancoverde intravede subito qualcosa di speciale in quel giovane attaccante e lo inserisce in un percorso di crescita che lo porta prima negli Allievi, guidati dall’ex calciatore torrese Ciro Vesce, e poi nella Primavera allenata da Flaminio De Biase. È proprio con la formazione giovanile irpina che Raimo inizia a costruire la sua leggenda, mettendo in mostra quelle qualità che lo avevano reso un osservato speciale: un attaccante di piccola statura, appena 169 centimetri per 65 chili, ma capace di unire velocità, tecnica nello stretto e grande fiuto per la porta.

LA DATA DA RICORDARE: 13 FEBBRAIO 1990

Il momento più importante arriva nel febbraio del 1990, quando l’Avellino Primavera partecipa al Torneo di Viareggio, una delle vetrine più prestigiose del calcio giovanile internazionale. Il 13 febbraio, nella gara contro lo Slavia Praga, Raimo impiega appena 16 secondi per trovare il gol, entrando così nella storia della manifestazione. Una rete lampo che apre una partita spettacolare, terminata 4-3 per gli irpini, con il giovane attaccante assoluto protagonista grazie a una tripletta, mentre l’altra rete dell’Avellino porta la firma di Cuofano. Quella prestazione gli vale il titolo di capocannoniere del torneo, condiviso con Andrea Basciu della Fiorentina e Massimiliano Cappellini del Milan, e alimenta la convinzione che davanti ci fosse un giocatore destinato a grandi palcoscenici.

IL DEBUTTO IN SERIE B E L'INFORTUNIO

Il salto verso il calcio professionistico arriva presto. Raimo aveva già fatto il suo debutto in Serie B nella stagione 1988-1989, quando viene aggregato alla prima squadra dell’Avellino e convocato da allenatori importanti come Eugenio Fascetti. Dopo alcune panchine consecutive contro Piacenza, Licata e Padova, arriva il momento dell’esordio nella sfida contro l’Empoli, quando entra negli ultimi minuti al posto di Lo Pinto in una partita terminata 0-0. L’Avellino crede nelle sue qualità e negli anni successivi Raimo continua a gravitare intorno alla prima squadra, lavorando anche con tecnici come Francesco Oddo e Nedo Sonetti, che apprezzano le sue caratteristiche. La stagione della definitiva consacrazione sembra poter essere quella 1990-1991. L’Avellino attraversa una fase in cui decide di valorizzare maggiormente alcuni giovani del proprio vivaio e Raimo trova spazio con maggiore continuità. Sono 8 le presenze nelle prime 11 giornate del campionato di Serie B. Il percorso, però, subisce una brusca frenata. Nel momento in cui sembrava vicino a conquistare un ruolo stabile nella categoria superiore arriva un grave infortunio che condiziona pesantemente la sua crescita e cambia il destino di una carriera che sembrava avviata verso altri traguardi.

Sezione: Fuori Campo / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 23:32
Autore: Antonio Vistocco
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