«Sicuramente si arrivò con grandissimo entusiasmo, perché rispetto ad oggi la Cavese era una squadra tornata in Serie C dopo tanti anni e al culmine di un ciclo di tre stagioni in cui aveva espresso un grande calcio. Anche se eravamo un punto dietro alla Salernitana, ci presentammo a quella gara con tanta consapevolezza dei nostri mezzi e della nostra forza, convinti che avremmo fatto una grande partita. Così fu. Bellissima l’attesa, emozionante il tornare a vivere un derby dopo tutti quegli anni. Prima c’era stato solo il derby di Coppa negli anni ’80, poi quello degli anni 1984-86, ma noi eravamo troppo piccoli. La nostra generazione aveva conosciuto i derby solo attraverso i racconti dei genitori. Certo, avevamo vissuto le sfide con la Pro Salerno, ma non erano veri e propri derby. Negli anni di Eziolino Capuano, in Eccellenza, ci fu una bella trasferta al Vestuti, ma il primo vero derby con la Salernitana fu nel 2007. Quello, finalmente, la nostra generazione lo visse in prima persona e con un entusiasmo enorme».

«Dopo quella partita la Cavese ingranò ancora di più: superò la Salernitana nelle settimane successive, andò a giocarsi i play-off e perse la semifinale con il Foggia, che tutti ricordiamo bene. L’unico neo fu la cessione di Romondini al Venezia proprio alla vigilia, per motivi mai chiariti. Si parlava di un arrivo di Cardinale dal Foggia, che poi non si concretizzò. L’attesa per quel derby fu molto diversa da quella di oggi: la partita si giocò a porte aperte, lo stadio era pieno di tifosi granata, ma c’erano anche i famosi tremila tifosi biancoblù giunti a Salerno con innumerevoli pullman, con quei cappellini da pescatore blufoncé diventati un simbolo. Oggi, con i divieti, è tutto diverso: credo che nemmeno le Aquile del Nord saranno presenti all’Arechi, per rispetto di chi non potrà esserci. All’epoca, invece, l’entusiasmo era palpabile».

Sezione: Serie C / Data: Ven 03 ottobre 2025 alle 17:16
Autore: Antonio Vistocco
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